Libera professione
In questa sezione sono raccolte le risposte alle domande più frequenti relative all’esercizio della libera professione. Troverai informazioni utili su requisiti, modalità di avvio, obblighi normativi.
Quali procedure mettere in atto e quali norme rispettare nell’apertura di uno studio privato nel caso in cui sia all’interno di un’abitazione, totalmente indipendente da essa?
Per aprire uno studio presso la propria abitazione occorre, innanzitutto rivolgersi al proprio Comune di residenza per effettuare il cambio di destinazione d’uso dell’immobile e la relativa documentazione. Successivamente bisognerà presentare la documentazione di inizio attività o, a seconda dei Comuni, la segnalazione di inizio attività. (Si tenga conto che si può cambiare la destinazione d’uso per circa il 30% della metratura dell’immobile). Dal momento che ogni Comune può avere modalità differenti nell’espletare tale pratica, Le consigliamo di recarsi in comune per raccogliere le informazioni necessarie.
E’ possibile attivare un secondo codice Ateco?
Sì, è possibile. Vi è inoltre la possibilità di mantenere il regime forfettario, purché i ricavi e compensi percepiti nell’anno fiscale (o comunque ragguagliati al periodo d’imposta) non superino i 65.000 euro. Nel caso in cui la seconda attività sia di natura commerciale e non professionale, sarà necessaria l’iscrizione anche al Registro delle Imprese quale ditta individuale, con relativo versamento dei contributi Inps commercianti.
Come funziona l’indennità di maternità?
L’indennità di maternità spetta, tra le varie categorie di beneficiari anche alle lavoratrici iscritte alla Gestione Separata Inps quali libere professioniste, non pensionate. La domanda può essere presentata secondo diverse modalità: direttamente, tramite Contact Center Inps o tramite un Patronato. Il certificato di gravidanza deve essere trasmesso telematicamente, da parte di un medico del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato.
Esiste uno specifico elenco delle prestazioni IVA esenti per la mia professione? Nello specifico l’attività di supervisione è da considerarsi IVA esente?
Le prestazioni esenti IVA sono prettamente le prestazioni sanitarie, mentre tutte le altre sono soggette a IVA.
Confermata la fatturazione elettronica per il 2022?
Per tutto il 2022 non sarà necessario per i professionisti che lavorano in ambito sanitario procedere con la fatturazione elettronica; continueranno ad utilizzare ancora la fatturazione cartacea per tutte le prestazioni di tipo sanitario verso i privati. Per la fatturazione a Pubbliche Amministrazioni, Enti, Cliniche, SRL ovvero non a persone fisiche è d’obbligo la fatturazione elettronica. A decorrere dal 01-07-2022 anche i soggetti in regime forfettario, per queste ultime prestazioni, dovranno emettere la fattura elettronica, salvo che nell’anno precedente abbiano percepito compensi non superiori a 25.000 euro, ragguagliati ad anno.
Per quanto tempo devo conservare la documentazione relativa al paziente?
In alcuni casi, è legge a stabilire la durata del trattamento. Si fa riferimento, ad esempio: alla documentazione inerente gli accertamenti effettuati nel corso delle visite per il rilascio del certificato di idoneità all’attività sportiva agonistica, che deve essere conservata, a cura del medico visitatore, per almeno cinque anni (art. 5, D.M. 18/02/1982); alla conservazione delle cartelle cliniche che, unitamente ai relativi referti, vanno conservate illimitatamente (Circolare del Ministero della Sanità del 19 dicembre 1986 n.900 2/AG454/260); alla documentazione iconografica radiologica, che deve essere conservata per un periodo non inferiore a dieci anni (art. 4, d.m. 14 febbraio 1997).
Nel caso in cui, invece, i tempi di conservazione di specifici documenti sanitari non siano stabiliti da una disposizione normativa, il titolare del trattamento, in virtù del principio di responsabilizzazione, dovrà individuare tale periodo in modo che i dati siano conservati, in una forma che consenta l’identificazione degli interessati, per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per le quali i dati sono trattati (principio di limitazione della conservazione, art. 5, par. 1, lett. e) del Regolamento) e indicare tale periodo (o i criteri per determinarlo) tra le informazioni da rendere all’interessato. (Chiarimenti Autorità Garante Protezione Dati Personali, 7 marzo 2019).
Quali sono gli obblighi di legge per l’apertura di uno studio professionale?
Per l’apertura di uno studio professionale occorre presentare agli uffici comunali una SCIA per segnalare in modo certificato l’inizio attività, una relazione tecnica redatta da un geometra/ingegnere/architetto, che attesti l’agibilità e l’idoneità dei locali e degli impianti, il titolo che attesti la disponibilità dei locali, una planimetria dei locali, la destinazione d’uso dei locali e il titolo abilitante alla professione sanitaria; occorre, inoltre, provvedere all’apertura della Partita Iva, e all’iscrizione alla gestione previdenziale di competenza (gestione separata INPS o Cassa di Previdenza), stipulare una polizza assicurativa di Responsabilità Civile Professionale.
Ultimo aggiornamento
17 Ottobre 2025, 10:54
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